giovedì 13 novembre 2014

Fuori dal Salar (in bellezza)


Il risveglio alla Isla Incawasi è spettacolare. Ci troviamo sotto un pendio bruno alto una cinquantina di metri dominato da cactus cilindrici. Arrivando col buio non ce ne eravamo accorti! Il pendio cade nel mare di bianco. E noi siamo - per così dire - sulla spiaggia. Di
 fronte a noi il piano bianco infinito incontra l'azzurro assoluto del cielo limpido all'orizzonte dove il sole splende e riscalda. Non c'è più vento e la temperatura è mite.
La colazione sulla "spiaggia" tutta per noi è parca ma lo spettacolo è indimenticabile.
Ci godiamo lo spettacolo per un'ora, scattiamo le foto e partiamo.
Giriamo intorno all'isola perché dobbiamo cercare la traccia che ci deve portare a sud verso la parte meno battuta del Salar. Sbagliare qui significa perdersi e perdere ore e energie (abbiamo acqua e viveri contati, meglio non rischiare).
Dall'altra parte dell'Isla, c'è il centro di accoglienza per i turisti, dove troviamo un gruppo di ragazzi di Torbole (TN) e dintorni con cui rimaniamo a chiacchierare amabilmente per un pò.
Individuiamo la pista e partiamo verso sud: il vento non c'è e la pedalata liscia nel mare bianco è fantastica. Dopo 20 km raggiungiamo il promontorio che dobbiamo conteggiare per trovare Puerto Chuvica, l'uscita dal Salar. Ad un tratto ci pare di vedere un paesino, proprio mentre la pista finisce nel nulla. Allora proviamo a raggiungerlo ma ci troviamo davanti un area dalle grandi lastre di sale che si rompono sotto il peso delle ruote, impedendoci di avanzare. Proviamo a tornare sulla traccia ma non la troviamo più.
Allora decidiamo di procedere a vista verso sud, fino a quando scorgiamo in lontananza un cartello: è l'uscita dal Salar! Ce l'abbiamo fatta.
A Puerto Chuvica facciamo una breve pausa presso la Cueva del Infierno (che sfortunatamente è chiusa) e ripartiamo per i 20 km che ci separano da Colcha K dove contiamo di fermarci a dormire.
Dopo 5 km Dimitri chiede cibo e ci accorgiamo che il sacchetto del pane che era attaccato dietro le borse di Alberto non c'è più! Si deve essere staccato e lo abbiamo perso. Dimitri è costretto a percorrere i 15 km mancanti in crisi di fame e nonostante i biscotti è come il robottino della Duracell senza pile... alla fine arriviamo a Colcha K, dove integriamo con crackers e carne in scatola. Con fatica troviamo un alloggio e Dimitri riesce anche ad aggiustare la doccia che però dura solo il tempo di lavarsi. Incontriamo presso il nostro alloggio Julian, un ragazzo francese che da un anno è partito dalla California e sta scendendo verso la Patagonia (ci racconta che in Honduras lo hanno rapinato con la tecnica dell'affiancamento in moto ed esibizione di machete).
Domani ci addentriamo nel deserto del Lipez.


6 commenti:

  1. Caro Dimitri, non ti è bastata la lezione al giro delle malghe di Avio? Anche nel Salar dovevi perdere i panini? Fate attenzione, storditoni !!!!!!! marcusen

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  2. alla fine si capisce che il vostro problema in questo viaggio è il cibo. immangiabile, introvabile o perso , comunque il problema è il cibo.

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  3. Molto affascinante la cronostoria del Salar.... non vedo l'ora di vedere le foto.... congratulazioni e buona continuazione... Andrea L.

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  4. A cena, quando i bimbi fanno gli schizzinosi, ricordiamo sempre che Dimitri non scarterebbe nulla e dicendo che fate fatica a trovare il cibo, Leonardo ha proposto: "perchè non raccolgono i grilli e fanno i lecca lecca?...Dimitri una volta mi ha detto che sono buonissimi"...A proposito di insetti, in quel deserto se ne trovano? Buona pedalata. Celina Matteo & family

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  5. Certo un finale di post spettacolare! Si parla di moto e machete e poi adios domani via nel deserto.

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  6. Adelante siempre adelante companeros queridi!:))

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